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……..”Armato”, come al solito, di reflex, obiettivo e indossati gli abiti mimetici, costeggio la sponda del fiume, risalendolo, in questo periodo gonfio d’acqua.
E’ primavera inoltrata e fin dal mattino, di buon’ora, cammino senza sosta per raggiungere una cava abbandonata di tufo, nella parte alta del fiume, dove, su una delle pareti, sta tentando di nidificare una coppia di una specie di piccolo falco, il gheppio, che ho deciso di seguire nella loro avventura.
Arrivo in un tratto dove il corso d’acqua percorre una curva molto larga e, invece di seguirla, decido di attraversare in questo punto dove un tronco di salice, abbattuto dalle piene autunnali, è incastrato di traverso, congiungendo le due rive. Cammino in bilico sul ponte improvvisato e rapidamente sono sull’altra riva.
Manca ancora molto alla destinazione; la vegetazione lungo la rive è alta e fitta e impedisce di procedere celermente. Proseguo ancora per un pò, con il Sole ormai alto che riscalda la temperatura dell’aria; comincio pure a risentire dell’alzataccia e della fatica e a questo punto interrompo il cammino per riposarmi.
Un piccolo ghiareto sulla riva del fiume fa al caso e, utilizzando lo zainetto come cuscino, mi adagio sui ciottoli. Attraverso le fronde dei salici, davanti al mio sguardo, uno squarcio di cielo lascia intravedere alcune nuvole che passano veloci.
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